chi siamo

Per poter rappresentare una valida alternativa a quelle tradizionali le colture nonfood devono veder soddisfatte alcune condizioni che ne garantiscono la praticabilità e la diffusione, quali:
l'esistenza di favorevoli condizioni agronomiche e produttive
la possibilità di essere introdotte negli ordinamenti produttivi in essere
l'esistenza di un processo tecnologico e di una struttura agro-industriale in grado di trasformare i beni agricoli in altri beni ad uso non alimentare
l'esistenza di un mercato del prodotto finale ottenuto
la riduzione dell'impatto ambientale considerando l'intero ciclo di vita del prodotto
La possibilità di attivare filiere agricole a destinazione non alimentare è stata dimostrata da numerose ricerche e progetti pilota. Negli ultimi anni l'UE ha finanziato oltre 44 progetti con circa 30 milioni di Euro. E' evidente, a tale proposito, che l'ostacolo maggiore per lo sviluppo delle produzioni nonfood è legato, allo stato attuale, alla loro scarsa competitività economica se confrontate con i prodotti di sintesi presenti sul mercato. Ciononostante vi sono almeno due importanti ragioni per le quali tutti i paesi industrializzati ritengono lo sviluppo di queste colture un fattore strategico. Da una parte, risulta essenziale individuare possibili alternative alle produzioni agricole che tuttora risultano eccedentarie. Dall'altra, si fa avanti la consapevolezza che le materie prime rinnovabili possano essere considerate non solo dei semplici sostituti di materie prime sintetiche, ma vere e proprie materie prime specifiche con qualità, sia tecnologiche che ambientali che igienico-sanitarie superiori e che come tali possano essere valorizzate presso gli utilizzatori finali.
Quest'ultima considerazione è particolarmente importante ai fini delle strategie di ricerca. In questo caso, infatti, non si tratta tanto di assumere la domanda industriale come un dato di fronte al quale studiare tecniche in grado di migliorare l'efficienza e dunque l'economicità delle produzioni nonfood. Piuttosto, si tratta di studiare strategie complessive che mettano in risalto il ruolo delle materie prime rinnovabili come risorse specifiche che possono caratterizzare prodotti differenziati in grado di spuntare un 'premium price' nei confronti dei prodotti convenzionali.
Con la recente riforma della Politica agricola comunitaria i possibili sviluppi relativi ai negoziati in sede WTO e le dinamiche derivanti dall'allargamento dell'Unione Europea ai paesi dell'Est, le strutture di mercato dei prodotti agricoli potrebbero subire consistenti modifiche. Con il disaccoppiamento dei sussidi comunitari, ad esempio, gli agricoltori potranno passare con maggiore facilità a colture alternative, e la stessa struttura dei prezzi relativi potrebbe in alcuni casi favorire tale passaggio. Per l'Italia, il cui settore delle grandi colture è sicuramente di fronte a una crisi di prospettive già manifestatasi anni addietro, le colture nonfood possono rappresentare la leva di un interessante percorso di sviluppo alternativo, a patto che le piante coltivate e le tecniche di produzione siano adatte non solo all'ambiente fisico in cui vengono introdotte, ma anche alle strutture socio-economiche delle aziende agricole e alle caratteristiche del sistema produttivo industriale, e che se necessario si agisca nella rimozione degli ostacoli di carattere amministrativo e legale che si frappongono a tale sviluppo.


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